ERRARE E' UMANO, PERSEVERARE NO
L’edizione telematica di giovedì diciannove settembre del quotidiano torinese La Stampa contiene un articolo, firmato da Alessandro Di Matteo e Francesco Rigatelli, dal titolo: «D’Alema a Renzi: non torno nel Pd. E posso dare lezioni di riformismo»; all’interno, accanto alla ennesima dichiarazione contraria ad un suo rientro nei meandri del Partito Democratico, si trova quella che lo stesso definisce la prova del proprio “riformismo”.
«Leggo ricostruzioni fantasiose sul mio conto, come se io non fossi stato un riformista. Potrei anche cantare Bandiera rossa, che è una bella canzone, ma insieme ad altri ho portato l’Italia nell’euro, il mio governo aveva come ministro dell’Economia Ciampi, con l’amministrazione Clinton abbiamo fatto la guerra nei Balcani e con Bush preso il comando di un’operazione di pace in Libano».
L’ex ministro degli Affari esteri, dell’esecutivo guidato – dal 1996 al 1998 – da Romano Prodi, non solo non ha capito l’assurdità delle scelte operate, in politica estera, in qualità di capo del successivo Governo, ma rivendica a pieno titolo il ruolo, svolto in quegli anni, di servo dell’amministrazione statunitense: e dire che i “brillanti” risultati raggiunti dovrebbero consigliargli una profonda riflessione.
Proprio la stessa attività che, seppure con qualche anno di ritardo, ha avviato e concluso Marco Rizzo – all’epoca coordinatore della segreteria nazionale del Partito dei Comunisti Italiani – che è giunto a definire «un grave errore» la scelta di appoggiare quella che fu una guerra di aggressione ad un Paese la cui unica colpa consisteva nel non volersi piegare alle smanie imperialiste delle potenze occidentali.
Bosio (Al), 20 settembre 2019
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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